L'IMPORTANZA di ESSERE – Codice Otto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Un viaggio nell’essere umano, dal corpo alla mente, dalla fantasia alla realtà, attraverso considerazioni e riflessioni di vita vissuta, osservazioni di sè e del mondo circostante secondo il credo ”l’occhio vede ciò che la mente conosce”.

L’importanza di essere…..Miss

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Forse comprendendo cos’è un concorso di bellezza si possono capire le esigenze che tenta di soddisfare.

Su Wikipedia si legge:

Un concorso di bellezza è una competizione basata principalmente, sebbene non sempre del tutto, su un giudizio sulla bellezza fisica dei partecipanti. In alcuni casi i criteri di giudizio utilizzati possono essere altri, tra i quali la personalità, dimostrazioni di talento e risposte alle domande che vengono poste.[…]”.

Corre l’obbligo di chiarire il termine competizione di questa definizione di concorso di bellezza, perché ha significati diversi, e si possono confondere.

Il termine competizione (dal latino tardo competitio, derivato da competere, “competere”) designa la gara, la lotta, il misurarsi con qualcuno per la conquista di un primato. La competizione si manifesta nello sforzo attraverso il quale individui e gruppi cercano l’affermazione.

Nell’accezione originale competere, dal verbo latino competere, (da cum “con, insieme” e petere “chiedere, dirigersi a”) significa andare insieme, far convergere in un medesimo punto, ossia mirare ad un obiettivo comune, nonché finire insieme, incontrarsi, corrispondere, coincidere e gareggiare. Cum petere indica, più ampiamente, la capacità o la volontà di ricerca comune per approfondire la conoscenza, acquisire le capacità individuali al fine di migliorare la qualità del fare, condividendone i benefici; definisce quindi un percorso di riconoscimento e di crescita culturale.

Qualsiasi percorso si scelga nella vita la competizione è inevitabile, poiché solo attraverso di essa si selezionano i migliori; occorre tuttavia rispettare le regole del gioco, dettate da migliaia di anni di civiltà (De Masi, 2010) e dalla politica.

Dal punto di vista psicoanalitico, il comportamento competitivo nei confronti degli altri, di cui spesso l’individuo non è consapevole, è sovente motivato da inconsci sentimenti d’inferiorità che il soggetto cerca di compensare attraverso il raggiungimento di risultati esteriori. Si compete, si gareggia, si gioca sempre per qualcosa. Questo qualcosa non è tanto il fatto materiale che consegue alla competizione, quanto il risultato immateriale e, cioè, la riuscita della sfida. La vittoria procura soddisfazione, onore, stima. Nella competizione non è presente solo un mero spirito di potenza o di dominio sugli altri, ma anche e soprattutto l’aspirazione a superare gli altri, a essere onorati, stimati, a ottenere il trionfo.

Per competere in qualcosa bisogna dunque possedere delle competenze.

“La competenza è essenzialmente ciò che una persona dimostra di saper fare (anche intellettualmente) in modo efficace, in relazione ad un determinato obbiettivo, compito o attività in un determinato ambito disciplinare o professionale. Il risultato dimostrabile e osservabile di questo comportamento competente è la prestazione o la performance”. (Rosario Drago – Centro studi Erickson ).

Essere competenti o agire con competenza, significa quindi essere in grado di far fronte a situazioni complesse, mobilitando e fondendo in maniera pertinente una grande quantità di risorse personali, sociali oltre che a risorse del tipo tecnico specialistiche.

Il significato dell’aggettivo competente, riferito a colui che ha autorità in un certo ambito riconosciuta per capacità, cultura, ecc, deriva dal diritto romano (dal latino competens –entis) e lo ritroviamo ancora oggi nel diritto ad indicare la qualità di un individuo che è responsabile, autorizzato, qualificato e quindi abilitato. Inoltre, secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana di Cortellazzo e Zolli (1994), competente significa essere conveniente, congruo e appropriato.

La bellezza è una competenza?

Nell’accezione latina non è contemplato il significato di competizione e competitivo così come è inteso comunemente oggi in ogni ambito sociale. Oggi competere è inteso come sforzo per superare l’altro, come  concorrenza; più che un confronto di merito, basato sulle capacità culturali e sul desiderio di migliorare la propria conoscenza a beneficio proprio e dell’intera umanità, diventa sopraffare con ogni mezzo chi esercita capacità e conoscenze simili per acquisire posizioni economiche, di prestigio e di potere sempre maggiori.

“Concorso di bellezza”, traduzione letterale di “beauty contest”, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare ha un’origine di grande spessore: si riferisce al termine usato da Keynes nel descrivere il comportamento di chi opera in borsa, da lui assimilato al comportamento di chi partecipava a dei concorsi in cui occorreva scegliere la più bella fra le donne illustrate in una pagina di giornale. L’aspetto importante di questi concorsi è che chi inviava al giornale la sua scelta poteva partecipare a una lotteria a premi solo se la sua scelta risultava tra le prime classificate.

Il beauty contest è un concetto sviluppato da John Maynard Keynes e introdotto nel capitolo 12 della sua Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (1936), per spiegare le fluttuazioni dei prezzi nella borsa valori. Con tale termine si indica anche una procedura attraverso la quale si giunge all’allocazione, in modo efficiente, di risorse a coloro che le possono utilizzare, attribuendo alle risorse stesse il maggior valore dal punto di vista economico e finanziario. Per permettere ciò, è preposta un’apposita commissione, incaricata di verificare la validità dei soggetti che partecipano all’operazione di allocazione delle risorse, al fine di individuare il soggetto che meglio risponde alle caratteristiche desiderate dal promotore dell’operazione. (Wikipedia)

I concorsi di bellezza premiano la bellezza, ossia una qualità non misurabile della realtà ma una percezione soggettiva, e tali gare non sono semplicemente l’esposizione delle qualità fisiche giudicate belle di un essere umano, ma a questa esposizione vengono aggiunte moltissime altre cose inerenti al potere e non al piacere estetico. Come i premi (corona, fascia, applausi, fiori, apparizioni in tv, nel web, interviste, ingaggi in pubblicità, possibilità lavorative di vario tipo).

Tutta la nostra vita è condizionata, senza che ce ne accorgiamo, da premi e da punizioni date dall’ambiente, cioè da gratificazioni che regolano ogni nostro comportamento anche quando pensiamo di prendere decisioni in piena autonomia e indipendenza.

Il premio sociale ha lo stesso processo psicologico del premio dato dall’ambiente, è un riconoscimento di un’attività, di un gesto, di un’opera e comunque di un merito o qualcosa di eccezionale che produce piacere. Così esistono anche i premi per la bellezza.

Ma che differenza c’è tra premio e apprezzamento?

Il premio è qualcosa di cui viene a conoscenza una quantità elevata di persone. L’apprezzamento può essere, invece, conosciuto anche soltanto dalla singola persona apprezzata. Un apprezzamento individuale ha effetti diversi da un apprezzamento nello spazio pubblico. Mostrare che qualcosa ha potere in uno spazio pubblico può creare, per alcuni, quel potere che manca nella sfera privata.

In che modo vengono premiate le miss?

  1. Simboli: lo stesso termine inglese “Miss” è una onorificenza, e una onoreficienza secondo il dizionario è “un riconoscimento di onore (titolo, carica, decorazioni)  che si concede pubblicamente a una persona a riconoscimento dei suoi meriti”. Poi ci sono simboli fisici come la fascia,  la corona, i fiori.
  2. Applausi da grandi quantità di persone, congratulazione e invidia da parte di conoscenti e familiari
  3. Possibilità di essere contattate direttamente da qualcuno e di ampliare le proprie conoscenze
  4. Consapevolezza di far parte di qualcosa a cui la stampa ha dato tanta importanza da metterla magari in prima pagina o in rete, che si traduce in autostima
  5. Consapevolezza di esser giudicata positivamente da una grande quantità di persone (giuria più spettatori)
  6. Articoli, video e foto su quotidiani locali, riviste, sito del concorso, e servizi in TV
  7. Incontri e foto con sindaci e assessori
  8. Speranza di un invito a programmi vari in tv locali, manifestazioni, serate, feste, inaugurazioni
  9. Speranza d’ingaggi pubblicitari retribuiti
  10. Attenzione di familiari e vicini di casa

Ma se il merito è la bellezza, non dovrebbe essere data l’onorificenza alla natura o alla genetica?

Per alcune avere uno spazio visibile le fa sentire importanti, e quindi felici secondo l’equazione: chi è famoso/conosciuto = gode di una stima positiva da parte di tante persone che gli procura vantaggi sociali, relazionali ed economici. Secondo lo psicologo Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale, gli elogi sono l’unico mezzo attraverso cui ci sentiamo riconosciuti, vivi, certi che gli altri si accorgono di noi.

La bellezza viene valutata tramite voto. Il voto ha però delle limitazioni:

  1. si basa su opinioni personali e dunque non si attengono a caratteristiche oggettive
  2. si può basare su amicizie, parentele, richiesta di favori ad amici di amici
  3. si può basare su voti comprati, anche per interessi economici delle regioni di provenienza delle candidate
  4. si basa sulla quantità casuale e variabile di anno in anno delle persone che seguono l’evento

Tale voto è l’euristica della rappresentatività. Ma chi può rappresentare il popolo femminile?

Infatti le miss non sono il popolo femminile su scala ridotta, non sono un campione in piccolo in cui le rappresentanti vengono immaginate e dichiarate come le migliori rappresentanti. Non si può rappresentare un gruppo.

Ma che cosa si guadagna dal premiare la bellezza?

E’ molto chiaro che dietro a ciò ci sono degli interessi pubblicitari, dove aziende finanziano il concorso prestando il loro logo e facendosi pubblicità. E in un concorso di bellezza cosa si dovrebbe vendere? Trucchi, creme, cosmesi e tutti i prodotti per diventare più bella, assomigliando a quei modelli di riferimento, proposti e premiati. Quali sono gli interessi che si nascondono dietro la proposta di un canone estetico? Semplice, il mercato si rivolge ad un terreno fertile e si fa in modo che milioni di donne, ragazze e ragazzine diventino consumatrici, rivolgendosi a chirurghi estetici o acquistando prodotti per assomigliare a chi è stata premiata.

La strategia del mercato della bellezza è subdolo e c’è molta ipocrisia tra i suoi mercanti. Tutti ne parlano senza però dire niente riguardo al potere legato alla bellezza che non potrà che provocare ansie e sofferenza, qualunque sia il modello proposto di volta in volta. E la moda cambia velocemente cercando di non perdere possibili acquirenti di prodotti o consumatori di spot pubblicitari. Proliferano così i più disparati concorsi: miss nonna, miss over, miss suocera, miss mamma, miss gambe, miss sorriso, miss chirurgia plastica, ecc…. Il problema reale è che esista un modello e che questo modello sia assoggettato al sistema economico con risvolti peggiorativi dal punto di vista della parificazioni dei poteri. L’eleggere qualcuna a miss attraverso i media in una società in cui la bellezza non è solo un piacere estetico ma è sinonimo di potere economico, sociale e affettivo, equivale a creare gerarchie. Dunque, aggiungere altri tipi di persone, equivale a estendere certi privilegi ad altre persone e non a democratizzare il mondo.

Il metro di misura da usare per formulare un giudizio positivo o negativo è l’impatto che un evento ha sulla popolazione in cui esso accade, e quindi analizzarne gli effetti culturali, psicologici, economici. Analizziamo gli effetti di un concorso di bellezza.

A livello culturale:

  1. Svalutazione delle competenze e dei meriti, e sopravvalutazione della bellezza con conseguente contributo all’ignoranza diffusa
  2. Accettazione come normale della contraddizione e dell’inganno per vendere merci spesso di lusso
  3. Promozione del consumismo e del lusso e disinteresse per altri stili di vita o per le conseguenze di tale promozione subliminale

Il fatto di essere eletta miss qualcosa, infonde l’idea che per il fatto di essere bella, e che questa bellezza è stata riconosciuta dal voto di una grande quantità di persone, allora è interessante ascoltare le sue opinioni, piuttosto che di una persona competente nella materia trattata. Questo consolida l’idea che sia necessaria l’esistenza di miss e star per veicolare messaggi di importanza sociale, e che le persone competenti in realtà abbiano meno valore di una miss e di chi è avvenente. Una confusione dannosa che contribuisce all’ignoranza su temi importanti e tecnici che non possono essere trattati con opinioni non verificate, superficiali e incompetenti.

Allo stesso modo si accoppia una miss a un prodotto, una pubblicità a una merce, facendo passare come normale l’inganno per vendere merci.

A livello psicologico:

  1. Motivazione a dare importanza alla bellezza estetica per ricevere una premiazione
  2. Incitamento a credere che chi possiede la bellezza si meriti certi vantaggi

Questo educa le persone, ragazze in particolare, a pensare che una miss è necessaria e ha un valore sociale, e quindi le stimola ad agire per diventarlo.

A livello economico:

  1. Uso di denaro per azioni con effetti culturalmente e psicologicamente potenzialmente dannosi, quanto inutili, e sottrazione di soldi ad azioni utili al benessere anche economico della società
  2. Utilizzo del concorso per donare un’immagine positiva alle regioni, o migliorare la condizione economica delle regioni, che in realtà svaluta il ruolo degli assessori e di tutte le persone che lavorano nei comuni e nelle regioni che sono costrette a ricorrere a questo tipo di eventi

Infatti, il costo del concorso viene pagato in prevalenza con sponsor e con le tasse dei cittadini di una regione. Nel 2011, ad esempio, il finanziamento medio è stato di 230 mila euro e nel 2012 l’acquisto di attrezzature atte allo scopo ammonta a circa 490 mila euro.

In pratica le candidate rappresentano regioni in base al loro luogo di nascita e il motivo per cui rappresentano le regioni è dovuto agli introiti economici e pubblicitari sottoforma di turismo o di premi, e si scattano foto a iosa con presidenti di regioni, sindaci, assessori.

Un concorso di bellezza non si limita a valutare l’estetica secondo dei canoni o dei parametri soggettivi. I motivi per essere contro ai concorsi di bellezza sono in sintesi:

  1. I premi aggiunti al concorso svalutano le competenze di chi non ha le caratteristiche estetiche premiate e sopravvalutano la bellezza valutandola come un bene sociale contribuendo così all’ignoranza diffusa
  2. Induce ad accettare come normale l’uso della contraddizione e dell’inganno negli spot per vendere merci spesso di lusso
  3. Promuove il consumismo e il lusso, aggiungendo la pubblicità di prodotti come gioielli e abiti, e induce al disinteresse per altri stili di vita o per le conseguenze negative del consumismo, del materialismo e del lusso
  4. Motiva a dare importanza alla bellezza estetica per ricevere una premiazione, e disincentiva ad altro contribuendo all’esistenza di disturbi psicologici d’inadeguatezza in base alla pressione economica
  5. Crea una disparità di potere
  6. Usa denaro (ottenuto sia con introiti pubblicitari che con finanziamenti anche pubblici) per azioni con effetti culturalmente e psicologicamente dannosi e sottrae quindi questi soldi ad azioni utili al benessere o al contrasto della povertà economica nella      società
  7. Promuove il concetto illusorio che si possa rappresentare la bellezza come valore sociale ed economico

In difesa dei concorsi di bellezza si invocano libertà, autonomia, e possibilità di lavoro. C’è chi sostiene che censurare una possibilità lavorativa come un concorso di bellezza è sbagliato perché la libertà e l’autonomia devono essere preservate a priori. Ma se così fosse, nessuna legge dovrebbe limitare le possibilità umane. Le leggi, invece, esistono proprio per limitare le possibilità umane al fine di risparmiare delle sofferenze e raggiungere una maggiore efficienza nel ricercare la soddisfazione dei bisogni umani. Molte persone sono interessate ai soldi facili, ma bisognerebbe trovare il modo per rendere meno difficile guadagnare, ad esempio assicurando l’occupazione in modo che certi espedienti di lavoro inutile, come i concorsi di bellezza non siano più necessari.

La macchina di Miss Italia, ad esempio, fa lavorare circa 1300 persone in tutta Italia e non solo per le serate che si vedono in tv, ma per 365 giorni/anno e la RAI pagava circa 700 mila euro annui il marchio Miss Italia. Per questo molti affermano che non si possono eliminare i concorsi di bellezza, perché danno da lavorare a tante persone e offrono attraverso la notorietà possibilità lavorative a tante persone. Ma anche la mafia da lavoro a tante persone, la vendita di droga, di armi, il lavoro in nero. Tuttavia non sono lavori considerati legittimi né legali né utili perché provocano effetti negativi. Quindi per legittimare un lavoro non è sufficiente considerare se fa guadagnare e quante persone fa guadagnare oppure no, ma bisogna anche considerare se questo lavoro provoca degli effetti negativi. Infatti, se bastasse considerare il beneficio economico che ne traggono alcune persone, anche grandi quantità di persone, allora basterebbe inventarsi qualsiasi lavoro che faccia lavorare una quantità di persone per poter dire che è legittimo e utile e che non può essere impedito. Il problema della disoccupazione di chi si occupa dei concorsi di bellezza si potrebbe risolvere attraverso incentivi dallo Stato a iniziare attività lavorative diverse e socialmente utili, in modo che la grande quantità di persone che lavora per i concorsi potrebbe convogliare il proprio lavoro per inventarsi altre attività contribuendo così ad eliminare l’idea che per sopravvivere e vivere guadagnando soldi sia possibile e legittimato inventarsi lavori inutili e basati su false idee, come quella che la bellezza meriti dei premi.

Quali sono infatti le possibili conseguenze sulle destinatarie di una tale idea? Esposta a messaggi di questo tipo ad ogni ora del giorno, la destinataria non fa che abbassare la propria autostima riducendo la propria identità e la propria possibilità di essere felice al successo sugli altri del proprio aspetto estetico, sviluppando spesso disturbi alimentari e relazionali, incitata ad acquistare quello che la pubblicità le fa vedere e che serve per ottenere vantaggi, promettendole che diventerà bella e potente come la Miss in copertina o in televisione. Siamo bombardati da una infinita varietà di telenovele, programmi di cucina e sportivi, giochi a premi, fiction destinati alle donne in generale e alle casalinghe, accompagnate da una lunga serie di pubblicità che ti promettono che sarai bella come la protagonista delle telenovelas.

Negli ultimi decenni i media hanno assunto sempre più rilevanza nel fornire punti di riferimento e modelli a cui ispirarsi, entrando così a far parte delle tradizionali agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, ecc.).

La socializzazione primaria avviene nell’infanzia ed è il più intenso periodo di apprendimento culturale; solitamente il principale agente è la famiglia la quale trasmette i modelli fondamentali e il linguaggio di riferimento. La socializzazione secondaria comincia dopo l’infanzia e coinvolge la scuola, il gruppo dei pari (coetanei), le organizzazioni, i media. Attraverso questo processo di socializzazione gli individui imparano a conoscere i ruoli sociali e a identificarsi in essi (Giddens, 2006).

I mezzi di comunicazione rivestono un ruolo cruciale, sia nel veicolare stereotipi sia nel processo di socializzazione,  proporre modelli, diffondere codici culturali e schemi valoriali, ai quali ogni individuo può attingere per riconoscersi in essi (o distaccarsene). Numerose ricerche testimoniano che il messaggio e il modello promosso, relativo alle femminilità e diffuso dalla stragrande maggioranza dei media, implica una svalorizzazione delle esperienze, delle competenze e dell’intellettualità delle donne. L’aspetto fisico viene prima di tutto. Come fa notare Saraceno (2012) la comunicazione pubblica  usa sistematicamente “quarti di carne femminile come contorno di scena” in una  emblematica, sconfortante e ossessiva esibizione di cosce/tette/labbroni. Nei concorsi di bellezza il modello femminile diventa multi-sfaccettato, oltre all’immagine della casalinga-moglie-madre (e del suo contraltare, la donna-oggetto-seduttrice) sfilano in passerella donne impegnate nel mondo del lavoro, moderne e apparentemente sicure di sé ma che al contempo svolgono mansioni domestiche e di amorevole cura. L’ideale di bellezza-snellezza-giovinezza diventa negli ultimi decenni imperante. Nelle società occidentali il mercato dell’abbigliamento, dei cosmetici, del fitness e della chirurgia estetica spinge soprattutto le donne a uniformarsi all’ideale che rimanda a sua volta a una forma del potere maschile e del mercato. Infatti le donne tendono a giudicare se stesse attraverso lo sguardo maschile, sentendosi spesso inadeguate rispetto ai canoni di bellezza e di potere proposti. E’ innegabile dunque che tra il mondo femminile e i messaggi veicolati dai media ci sia uno stretto legame, che condiziona in diversa misura gli stili di vita, gli atteggiamenti, gli ideali di ogni donna o bambina. Ciò non significa che tutte le donne siano schiave di questo sistema, ma certamente l’esibizione di corpi perfetti, la moltiplicazione dei concorsi di bellezza, la produzione di telenovelas e reality,  incide sulla formazione dell’identità di genere. Il mondo dei concorsi di bellezza è un mondo in cui le donne, per farsi strada nel lavoro e nella vita, possono contare solo sul proprio corpo e sulle proprie caratteristiche estetiche, ponendo in secondo piano, l’intellettualità (Capecchi, 2006). La vita quotidiana e il mutamento sociale sono lo “sfondo”, per queste candidate spesso la prospettiva della vita quotidiana si presenta come una realtà costituita da province finite di significato (Alfred Schütz), ed è in quello spazio della routine quotidiana che le aspiranti miss cercano di negoziare e ridisegnare nuovi modelli di ruoli e d’identità femminili.

Gli “esperti” di settore spiegano che a loro giudizio questi concorsi  rafforzano l’autostima delle partecipanti. Sì, certo…. Invece ancora una volta il dio denaro l’ha vinta sul buon gusto, il buon senso e l’intelligenza. Ci sono annualmente, nel mondo, migliaia di gare di bellezza con un giro d’affari che supera di molto i 5 miliardi di dollari: abiti e scarpe tacco 15 con zeppa che le candidate indossano, cosmetici, ciglia finte, lacca per unghie, parrucche, finta abbronzatura, bigiotteria, reggiseni push-up, e quant’altro, e tutto questo armamentario costa caro ed è una pioggia di soldi per le ditte specializzate. E poi ci sono le camere d’albergo, i biglietti d’aereo, i ristoranti, la tassa d’iscrizione, le allenatrici, i massaggi, la ginnastica, il peeling, i parrucchieri, il maestro di canto e di ballo, etc… Una marea di interessi, davanti ai quali l’interesse della dignità viene liquidato con un “così si rafforza l’autostima”, ossia la necessità di provare di essere degno e meritevole.

Ma quanti sono i concorsi? È possibile calcolarli? In Italia sono registrati più di mille marchi, 784 sono validi solo per l’Italia, 247 sono comunitari, 43 internazionali. Questo è il numero di quelli depositati all’ufficio marchi. Sono oltre 18 mila quelli registrati nel mondo. Questo non è però l’elenco di tutti i concorsi che effettivamente si svolgono, alcuni marchi sono depositati ma i concorsi non sono mai stati realizzati, molte passerelle si allestiscono nelle serate estive ma non hanno mai brevettato un nome. Secondo alcuni sarebbero più di 400 quelli attivi. A volte basta la parola magica “miss” per richiamare scampoli di pubblico estivo, ma quella dei concorsi di bellezza non è un’attività per dilettanti. É un business che si stima non inferiore ai cento milioni di euro tra sponsors, finanziamenti pubblici, diritti televisivi, etc., una fiera delle vanità che ha i suoi fondi neri e il suo volto duro perché per sopravvivere bisogna essere professionisti, conoscere le regole e rispettare le gerarchie. Una vera guerra dei concorsi. Adesso si fanno dappertutto, c’è la fila di donne che vogliono partecipare e tutte vogliono essere regine almeno per una notte.

Una singolare manifestazione tutta italiana è Miss Mamma Italiana, un concorso di bellezza che vede scendere in pista le mamme italiane di età compresa fra i 25 ed i 45 anni e quelle più attempate, in lizza per il titolo Gold, fra i 46 e i 55. “La mamma – sostengono gli organizzatori che, fra le altre cose hanno avuto la brillante idea di istituire un analogo concorso per il babbo e la suocera più bella – è il pilastro su cui si fonda la famiglia, una figura fondamentale per i figli, il marito e la società, un “angelo del focolare” che oggi riscopre l’importanza del suo ruolo, ma anche la sua figura di donna, la cura di sè e della sua bellezza, l’importanza di nuovi interessi, il lavoro e i rapporti umani…tutti stimoli che si concretizzano in una grande ricchezza che viene profusa all’interno delle mura domestiche. Questo concorso ha nel suo intento uno sguardo più profondo, un’attenzione che oltre alla bellezza delle partecipanti coglie l’espressione più completa della loro personalità, perché la mamma eletta sia la fusione di tutte le identità materne del paese.”  Quanto sostenuto dagli organizzatori si realizza attraverso “simpatiche prove di abilità”, quali… cantare una ninna nanna, recitare una filastrocca, ballare assieme ai figli, coinvolgere nelle prove i mariti e cambiare un pannolino. Le partecipanti sono infine intervistate per conoscere le loro idee, i loro hobby e interessi e fatte sfilare in passerella. Vincitrice dovrà risultare fra le concorrenti la “PIU’ MAMMA”. (ossia la Vergine Maria?)

Fa tenerezza guardare queste signore travestite da maliarde per una sera, incerte su tacchi improponibili e goffe in abiti lunghi e reggiseni superimbottiti, garrire a marito e figli “siete tutta la mia vita!”. Fa tenerezza guardare il volto inebetito dei mariti ancor più sminuiti dalla presenza divina di cotanta moglie accanto! Per poi scoprire, magari, che cotanta moglie intrattiene relazioni extraconiugali hard da molti lustri, che è iscritta a tutti i dating club, che chatta allegramente in siti porno, o che accetta di buon grado qualsiasi avance in cambio di una borsetta firmata anche taroccata.

MISS

Risulta, dunque, più che mai efficace la metafora di Keynes sul “concorso di bellezza” per spiegare le dinamiche della speculazione.

Il protagonismo, il presenzialismo, lo sgomitamento per apparire, la capacità di manipolare gli altri, sono considerati meriti un po’ in tutti i campi. Il modello è quello dei reality e delle telenovelas. L’aspirante miss cerca soltanto una cosa: l’ammirazione, e la sua insufficienza fondamentale trova nel concorso di bellezza l’occasione per una rivalsa sociale.

Nel sistema di difese psicologiche adottate (a livello inconscio), questa espressione di narcisismo ed esibizionismo sta semplicemente ad enunciare “poiché il mio valore non è mai stato riconosciuto dal mondo esterno, ora tu, mondo esterno, fermati e ammira! Riconoscimi finalmente!”. Ed ecco che il concorso di bellezza per l’aspirante miss serve per mantenere la sua falsa immagine e rimanere sul piedistallo che ha allestito lei stessa. Le permette di circondarsi di simboli di ricchezza e di potere posizionandola sul podio di grandezza e attenzione dal quale può essere adorata da tutti, inclusa se stessa, al fine di ottenere l’approvazione sociale. Questo spesso incrementa l’autoconvinzione di averne ogni diritto. La sua fantasia grandiosa la porta a credere di avere più meriti e doti di quanti ne abbia realmente, vittima di una vanità esagerata e di un orgoglio gonfiato, sintomi di una grave mancanza di autostima. Dato che la miss/narcisista necessita di sconfinata ammirazione si aspetta un trattamento preferenziale quando ha a che fare con gli altri e in pratica vive in un mondo di fantasia, un mondo in cui è brillante, potente e di successo.

Lo sfondo antropologico della nuova religione del corpo è, dunque, quello del narcisismo ipermoderno che costituisce l’esito più evidente del tramonto di ogni ideale collettivo, è uno degli effetti del declino nichilistico dei valori. Il corpo eletto a principio assoluto sfida, nel suo furore iperedonista, ogni ideale per mostrarne tutta l’inconsistenza di fronte alla sola cosa che conta: il proprio corpo come realizzazione feticistica dell’ideale di sé.

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Autore: CodiceOtto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto.

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