L'IMPORTANZA di ESSERE – Codice Otto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Un viaggio nell’essere umano, dal corpo alla mente, dalla fantasia alla realtà, attraverso considerazioni e riflessioni di vita vissuta, osservazioni di sè e del mondo circostante secondo il credo ”l’occhio vede ciò che la mente conosce”.

Risanare la Sanità….

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Suona come un ossimoro…. La sanità dovrebbe essere sana per definizione, dovrebbe ma non lo è. Quella italiana è un trattato di patologia medica e pensare di risanarla, nel senso più ampio del termine, appare oggi come una mera utopia. Tutte le regioni sono coinvolte, anche quelle apparentemente virtuose ed eccellenti, una piaga cronicizzata in una purulenza irrimediabile derivata da sprechi dissennati e gestioni allegre – per usare un eufemismo – perpetuati con sfacciato disprezzo dello Stato, ossia di tutti noi. Un “verminaio” di Vendoliana memoria – termine coniato ad hoc per uno scandalo messinese di qualche anno fa – che riguarda tutte le regioni, nessuna esclusa.

Continuo ingenuamente a domandarmi, senza illudermi di trovare una risposta, dove fossero i governi, i ministri, i legislatori, la magistratura, gli organi di controllo e vigilanza, in tutti questi anni. Tutti sapevano e tutti sanno, compiacenti e assolutori in silenzioso tornaconto. Ma vogliamo parlare di quello che succede nelle stanze della sanità, nelle facoltà di medicina delle università, negli ospedali pubblici-privati-convenzionati-case di cura di ogni genere e grado?

Corre però l’obbligo di un distinguo tra prestazione sanitaria e gestione della sanità, sebbene non mutuamente esclusivi, poiché è il risanamento della gestione che consente una corretta prestazione, ossia la malasanità risiede al vertice condizionandone la base. Le prestazioni sanitarie, infatti, costituiscono l’insieme delle attività normalmente comprese tra le funzioni preventive, diagnostiche, curative e riabilitative svolte dagli esercenti le professioni sanitarie. La gestione della sanità consiste, invece, nell’ organizzazione e conduzione manageriale e finanziaria di un’impresa.

A partire dall’ etimologia – dal latino sanitas -atis, da sanus sano – il significato di sanità è quello della qualità, condizione di chi è sano, cioè in buona salute fisica e psichica; in senso estensivo e figurato significa rispettivamente l’essere giovevole, vantaggioso, utile alla salute o almeno non dannoso e l’essere moralmente sano, cioè onesto, retto e non corrotto. Più genericamente per sanità s’intende l’insieme delle condizioni di salute di una popolazione posta sotto la tutela dello Stato o di altri organismi pubblici  in quanto sanità pubblica volta al benessere fisico e psichico degli individui, sia nell’interesse del singolo che della popolazione.

Nell’ordinamento italiano, per  Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si intende il complesso delle funzioni e delle attività assistenziali svolte dai servizi sanitari regionali, dagli enti e istituzioni di rilievo nazionale e dallo Stato, volte a garantire la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività, nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana (art. 1 del D.Lgs. 502/1992). La norma che introdusse tale termine, chiaramente ispirato al National Health Service Britannico, fu la legge 23 dicembre 1978, n. 833 (la cosiddetta “Riforma Sanitaria”).

Il Servizio sanitario nazionale è dunque un sistema pubblico di carattere universalistico e solidaristico, proprio dello Stato sociale, che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, finanziato dallo Stato stesso attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali attraverso ticket sanitari (cioè delle quote con cui l’assistito contribuisce alle spese) e prestazioni a pagamento.  Attraverso di esso viene data attuazione all’art. 32 della Costituzione italiana che sancisce il diritto alla salute di tutti gli individui, senza distinzioni di genere, razza, residenza, età, reddito e lavoro.

Nel 1978 la legge n. 833 soppresse il sistema mutualistico ed istituì il Servizio sanitario nazionale, con decorrenza del 1° luglio 1980. Dal 2001 il Ministero della Sanità modifica il nome in Ministero della Salute.

L’assetto del S.S.N. italiano si presenta tutt’altro che statico, influenzato dal substrato di una posizione giuridica soggettiva in continua evoluzione quale il diritto alla salute e l’evoluzione stessa della legislazione sanitaria, prima e dopo il 1978.

I piani sanitari nazionali e regionali e relativa programmazione, che sono il perno del sistema, sono varati in grosso ritardo o non lo sono affatto; subito dopo la riforma si ripristinano vecchi equilibri di potere tutti centrati sulle baronie universitarie ed ospedaliere, sul controllo politico e affaristico-clientelare con vecchi baroni e nuovi leoni tutti indaffarati attorno al grande affare, a chiedere milioni e miliardi per super-mega-strutture tecniche da destinare a nuovi reparti, nuovi primariati e nuovi ospedali.  Gli investimenti non oculati si sono rivelati scelte a scarsa reversibilità determinando un’obsolescenza molto rapida di strutture e infrastrutture ospedaliere costruite senza alcun criterio di flessibilità nei confronti dei cambiamenti ambientali, legislativi, demografici e di consumo.

L’evoluzione delle reti ospedaliere e della loro architettura, degli assetti infrastrutturali e logistici, l’evoluzione delle tecnologie e dei correlati meccanismi di finanziamento ha richiesto un rimodellamento degli ospedali a volte più celere della loro fruizione con tempi di ammortamento e trasformazioni sempre più prossimi a quelli delle grandi tecnologie, comportando uno spreco gigantesco di risorse e una levitazione esponenziale dei costi. Cattedrali nel deserto mai completate e poi abbandonate fatiscenti a se stesse per inadeguatezza rispetto ai sopravvenuti criteri e necessità richiesti.

Si è disatteso il compito di valutare, nel tempo, i fattori scientifici, tecnologici ed economici che potessero motivare il mantenimento, l’inclusione o l’esclusione di alcune prestazioni, tenuto conto di nuove tecniche e strumenti terapeutici, riabilitativi e diagnostici resi disponibili dal progresso scientifico e tecnologico, secondo evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate, così come l’esclusione di quelle ormai obsolete perpetuando, viceversa, un’eccessiva prescrizione e utilizzazione di servizi sanitari non indispensabili.

Il denaro è spesso gestito in modo scriteriato con aziende vicine alla politica che controllano appalti e subappalti per alimentare uno sfacciato clientelismo elettorale e intascare cospicue tangenti. Le Aziende Sanitarie Locali sono sommerse dai debiti e gli operatori costretti ad operare in uno stato di irreversibile precarietà con tagli costanti  alla spesa sanitaria, pagata per lo più dai lavoratori dipendenti con le trattenute previdenziali.

Il principio della responsabilità regionale in merito alla copertura degli eventuali disavanzi sanitari ha subito numerose eccezioni e deroghe nel corso degli anni, coincidenti con l’approvazione di straordinari interventi statali di ripiano dei disavanzi sanitari regionali. La difficoltà nel determinare preventivamente il fabbisogno sanitario a livello nazionale e regionale e l’esigenza di garantire agli assistiti l’effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza ha infatti reso necessari interventi statali di integrazione delle risorse originariamente assegnate alle Regioni, configurati sotto forma di ripiani dei disavanzi sanitari pregressi.

Lo scenario mostra una realtà tendenzialmente statica e feudale in cui la modalità contrattuale prevalente è quella collettiva ben integrata con un contesto strategico che non stimola la competizione tra le aziende per l’attrazione dei migliori talenti. Per i professionisti la scelta dell’azienda in cui lavorare non è dettata da stimoli contrattuali ma dall’ottenimento di un posto di lavoro, sebbene nella maggioranza dei casi precario a vita. Concorsi e assunzioni, incarichi e nomine, continuano a rispettare il diritto del cognome, dell’amicizia politica, del peso della segnalazione, del favoritismo. L’ospedale sembra un insieme di cliniche autonome ciascuna con la propria dotazione tecnologica e con spazi costruiti su misura del primario di turno, nel quale i muri delimitano gli spazi di proprietà della specialità e le tecnologie sono ad uso esclusivo del reparto, con la conseguenza di forti duplicazioni degli investimenti.

Il sistema, quindi, è fatalmente destinato ad un inasprimento della conflittualità tra i medici e tutto il personale sanitario che attivamente si prodigano anche con turni massacranti e illegali per far andare avanti il sistema,  e chi gestisce effettivamente l’ospedale, spesso manager senza alcuna competenza sanitaria, conflittualità che conduce ad una progressivo collasso del sistema organizzativo. I criteri di scelta economica sono volti non tanto ad individuare le quote di bisogno sanitario da soddisfare sulla base di dati clinico-epidemiologici, quanto ad indicare le quote di finanziamento che, partendo dalle risorse messe a disposizione dalla legge finanziaria, vanno in sostanza ad individuare quanto dei singoli bisogni sanitari si può soddisfare con tali risorse. Ecco che allora in alcuni ospedali mancano farmaci, presidi e strumenti sanitari, la gestione del servizio è disastrosa con preoccupante quanto inquietante carenza di strutture e personale, inefficienza, lottizzazione, clientelismo e corruzione.

Nel nostro paese la sanità non riveste un ruolo centrale nelle scelte di sviluppo socio economico, le aziende sanitarie devono tutelare la salute dei cittadini in un contesto di minori risorse finanziarie, di minori risorse tecnologiche e, più in generale, di una diffusa sfiducia circa il ruolo della sanità come settore chiave della vita socio-economica nazionale.

Le scelte strategiche sono dettate da ragioni di tipo prevalentemente difensivo in quanto la sanità è vissuta come una spesa e un peso, le politiche sono per lo più politiche di ricerca dell’efficienza e di razionalizzazione e riqualificazione della spesa stessa. In tale contesto, difficilmente la sanità nazionale potrà stare al passo con quella dei paesi caratterizzati da una visione strategica più ampia, con il rischio di ingenerare un circolo  vizioso in cui l’insoddisfazione per i risultati negativi conseguenti ai mancati investimenti genererà lo stimolo a un’ulteriore razionalizzazione delle risorse investite, aprendo un’aspra competizione tra le aziende nel mercato sanitario e facendo riemergere prepotentemente le strutture private accreditate e non.

Il settore sanitario dovrebbe essere considerato come un settore portante dello sviluppo nazionale con incentivazione delle politiche atte a potenziarne la crescita mediante un accrescimento della propria dotazione di risorse finanziarie, tecnologiche ma soprattutto umane. Uno sviluppo sano e virtuoso fondato sull’alta professionalità e moralità del capitale umano, in quanto scienza medica e sanità devono essere al servizio dei cittadini e non del profitto a fini di arricchimento individuale e clientelare. I risparmi si possono ottenere anche da una revisione oculata del paniere di beni e servizi accessori che il S.S.N. acquista a prezzi esorbitanti, e non riducendo il personale o tagliando fondi o bloccando assunzioni e scatti stipendiali, peraltro ridicoli se si considerano professionalità, specializzazioni, rischi e responsabilità.

“Mi hanno detto cosa intendo fare per la sanità pubblica???”   “Ero al poligono di tiro e non ci ho pensato sinceramente!! Tralaltramente e sinceramente, io sto bene e MI NI FUTTUU, tu stai bene e futtitinni!!!” Cetto Laqualunque

Autore: CodiceOtto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto.

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