L'IMPORTANZA di ESSERE – Codice Otto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Un viaggio nell’essere umano, dal corpo alla mente, dalla fantasia alla realtà, attraverso considerazioni e riflessioni di vita vissuta, osservazioni di sè e del mondo circostante secondo il credo ”l’occhio vede ciò che la mente conosce”.

L’importanza della politica

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La politica, secondo una definizione scolastica, è l’Arte di governare le società. Il termine (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine polis, ossia la città, la comunità dei cittadini; secondo il filosofo, dunque, politica significava l’amministrazione della polis per il bene di tutti, uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano, secondo  un concetto di  politica come bene comune.

Per Max Weber – secondo cui le idee ed i valori influiscono sulla società allo stesso modo delle condizioni economiche – in “La politica come professione e vocazione”  lo Stato viene concepito come entità che reclama il monopolio sull’uso legittimo della forza, e quindi politica come aspirazione al potere esercitato all’interno di uno stato riuscendo a legittimarsi creando forme di consenso.

Per David Easton essa è l’allocazione imperativa di valori nell’ambito di una comunità; per Giovanni Sartori la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane.

La politica in senso generale riguarda “tutti” i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente coloro i quali fanno politica attiva in quanto ne sono istituzionalmente investiti e operano nelle sedi deputate a determinarla. Significa occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo Stato e le sue substrutture territoriali e quindi fa politica chiunque ogni giorno con il proprio contributo sociale, con il proprio comportamento civile, chi scende in piazza per protestare.

Senza voler sentenziare con la facile leggerezza del poi sulle responsabilità e sugli errori di una numericamente sterminata classe politica succedutasi negli anni – sebbene la tentazione sia prepotente – possiamo e dobbiamo obbiettivamente e criticamente assumerci la responsabilità delle attuali scelte politiche nell’affidare il nostro presente e futuro a classi per le quali prevale la tattica, domina il personalismo, la vanità oscura la vista della realtà al punto di non comprendere le involuzioni in corso.

Come non pensare, allora, alle parole di Don Sturzo secondo cui le vittorie sarebbero dell’idea, le sconfitte degli uomini?

La drammatica sconfitta risiede nel tradimento dell’idea, prima, e nella totale assenza della stessa, poi.

Alcide De Gasperi giudicò sempre l’attività politica e l’impegno sociale come “missione”, ispirata dall’insieme di realismo e idealismo, da coerenza tra idee politiche e comportamento personale sia nella vita pubblica che privata, una vocazione alla moralità.

Il politico non può essere un’entità astratta bensì un rappresentante delle doti migliori di un popolo. La politica, quindi, torni ad essere concepita dalle coscienze popolari come una missione nel senso più nobile ed eccelso del termine, e come tale si riappropri del suo ruolo etico, di guida per il bene collettivo, riconquisti un’altezza morale degna di uno Stato civile e del suo concetto di cosa pubblica, nel rispetto della dignità umana e della democrazia.

Missione – dal latino missio, participio passato di mittere ossia mandare – non è una concezione dispregiativa come oggi s’intende, ma la guida operativa e lo scopo esistenziale di una dichiarazione d’intenti e di un ideale al servizio del bene comune.

Sarebbe quindi auspicabile da parte della maggior parte dei politici, uno spontaneo gesto di eleganza:

DIMISSIONE IMMEDIATA IRREVOCABILE  PER PRESA D’ATTO DELLA PROPRIA INADEGUATEZZA MORALE – POLITICA – GESTIONALE – RAPPRESENTATIVA DELLA VOLONTA’ DEI CITTADINI, E CONSEGUENTE AUTORINUNCIA  A UN IMMERITATO VITALIZIO.

(Che tradotto vuol dire: chi non ha arte nè parte e si è inventato il “mestiere” del politicante a spese dei cittadini perchè null’altro sa e potrebbe fare nella società produttiva, vada a pascolar le pecore e non certo a nostre spese, si vada a guadagnare il pane come tutti i comuni mortali. E abbia almeno il buon gusto di farlo spontaneamente, prima che il popolo ce lo mandi a sollecite spinte) 

Autore: CodiceOtto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto.

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