L'IMPORTANZA di ESSERE – Codice Otto

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. Un viaggio nell’essere umano, dal corpo alla mente, dalla fantasia alla realtà, attraverso considerazioni e riflessioni di vita vissuta, osservazioni di sè e del mondo circostante secondo il credo ”l’occhio vede ciò che la mente conosce”.


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Blue Moon


 

Stanotte c’è la luna piena, non una qualsiasi ma la luna blu! La seconda luna piena in un mese di solito prende il nome di blue moon  non per il suo colore ma appunto per la sua rarità. Si tratta di un fenomeno che non si ripeterà fino a luglio 2015. 

Solo in rari casi la Luna appare effettivamente blu a causa delle polveri dovute all’inquinamento nell’atmosfera terrestre, che diffondono luce blu. Ad esempio la Luna apparve verde-bluastra per circa due anni dopo l’esplosione del vulcano Krakatoa nel 1883 per cui attraverso la spessa cortina di cenere che si sollevò i raggi bianchi della Luna si colorarono di blu, dando al satellite questa insolita tinta.

Gli antichi pensavano che la seconda Luna piena avesse un particolare significato spirituale e molte credenze popolari considerano la stessa fase di Luna Piena come un momento di massima potenzialità dell’energia vitale in cui l’istinto tenderebbe a predominare sulla ragione.

Come non ricordare che Blue Moon è una celebre canzone scritta nel 1934da Richard Rodgers e Lorenz Hart che entrò nel repertorio di molte formazioni jazz dell’epoca. Nel corso degli anni il brano fu riproposto da numerosi artisti, inclusi Benny GoodmanElla FitzgeraldFrank SinatraBillie HolidayElvis Presley, The Marcels e, nel 2011, Beady Eye. Nel 1946 Billy Eckstine incise il brano con la propria orchestra, vendendo oltre un milione di copie. La ripropose qualche anno più tardi per la MGM coll’Orchestra di Hugo Winterhalter, ripetendo l’exploit.

l titolo della canzone fa riferimento ad un modo di dire inglese: con il termine blue moon (cioè luna blu ma anche luna malinconica) si indica la terza luna piena nel caso in cui si hanno 4 lune piene in una sola stagione, evento che è alquanto raro. Perciò in inglese si usa dire “once in a blue moon” (o anche “once in a fool moon”) per indicare qualcosa di estremamente raro, un po’ come in italiano si dice ad ogni morte di Papa. (Wikipedia)

Infine “Un uomo e una donna davanti alla luna” è un dipinto romantico realizzato nel 1819 dal pittore Caspar David Friedrich,  conservato allo Staatliche Museen di Berlino. Viene considerato una delle più importanti rappresentazioni della pittura romantica tedesca sviluppatasi nel primo Ottocento. Il dipinto rappresenta un paesaggio boscoso con due alberi (l’uno spoglio, l’altro verdeggiante), in mezzo ai quali compaiono due figure isolate di spalle, un uomo ed una donna. Il quadro vuole fare riflettere sul destino di solitudine dell’uomo. La funzione del dipinto è appunto quella di trasmettere il pessimismo del pittore e di far riflettere l’osservatore.  Il dipinto risulta comunque piuttosto statico e l’effetto di controluce crea un netto contrasto tra le aree scure e quelle illuminate, rendendo suggestiva l’atmosfera. Alcuni degli elementi presenti nel quadro hanno significati simbolici: l’imbrunire simboleggia la vecchiaia, l’albero spoglio la morte, quello rigoglioso raffigura la speranza e la fede della vita, mentre il sentiero è appunto il cammino dell’esistenza umana. (Wikipedia)


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L’importanza del ritmo


Non è tanto quello che si dice, anche quello conta ma è il “come” si dice o il come si omette di dire che è affascinante, e le emozioni che traspaiono dalle parole, dalla punteggiatura, dalle pause……….. Il ritmo, ecco è il ritmo che assume una pagina scritta che la connota di significati nascosti e che ti fa andare oltre le parole.
Il non detto ma intuibile acquista, allora, un sapore inebriante perchè puoi immaginare, e puoi vedere quello che la fantasia scorge nell’ordine del razionale, nell’ambiguità della follia.
Una sola parola può esprimere il pensiero di chi l’ha pensata, prima, e scritta, poi, con la miriade di sensazioni ed emozioni che l’hanno generata e accompagnata, e così via di seguito per associazione d’idee si può arrivare a comporre un puzzle senza fine, il meraviglioso puzzle di una persona.
E non è facile e soggettiva, quanto fallace, interpretazione.
E’ una forma di comunicazione, “la” comunicazione per eccellenza, la decodificazione e decifrazione di un cripticismo insito nelle menti eleganti.
E’ come il linguaggio del corpo, la comunicazione animica, tutte forme di comunicazione spontanea e involontaria che parlano rivelando i pensieri più veri, il nostro essere più genuino.


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Il valore del tempo


Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.  Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente.

Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.  Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

Seneca – Lettere a Lucilio


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Il tempo


 

Il tempo è una convenzione creata per non vivere. Il tempo è tiranno, è avaro, impietoso e beffardo come può esserlo solo il più perfido dei demoni; tiranno, impietoso e beffardo come solo l’essere umano può esserlo. Il tempo è l’unico tesoro che abbiamo in sorte da una vita troppo breve per coglierne il senso profondo, eppure il tempo si dilata a dismisura, all’infinito, se gli occhi sanno guardare col cuore. Solo i cuori feriti sanno vedere altri cuori feriti, li riconoscono, li accarezzano in silenzio, ne custodiscono il valore dentro di sè, senza bisogno di parole.

Un giorno, lontano nel tempo, forse ci regaleremo la nostra storia, quella vera, quella più intima e profonda, quella che ora non è ancora pronta per le parole.

 


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L’importanza del padre


Mio padre era un uomo speciale, magari non lo era davvero ma tale l’ho voluto rendere, negli anni, ai miei occhi.

Di lui mi restano i suoi silenzi, silenzi ridondanti di significati sottolineati e amplificati da una espressività unica dello sguardo, da occhi penetranti come lance acuminate. Di lui mi restano i racconti di vita nelle sere d’inverno, la stima e il rispetto di cui godeva, il suo dolore e la sua dignità.

Di lui mi resta la sua eredità, un’eredità morale e spirituale ingombrante sulla quale ho costruito le fondamenta della mia vita.

E il tormento del senso di colpa per averne desiderato l’assenza ha svelato un ben più atroce tormento, quello di chi, forse, ne aveva consapevolezza e allora certi sguardi e certi silenzi impressi nella memoria si ammantano di un disperante significato.

 


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Parole di memoria


 

Chissà se navigando nella memoria ti ricordi di me……..

Credo che nessuno di noi vorrebbe parlare.

Vorremmo ascoltare il silenzio degli interrogativi che pesano sul nostro cuore, finchè poi ci si trova  a un bivio: o ci lasciamo trascinare dalla rabbia, dal pudore, dal timore,  dall’orgoglio, o forse – proprio a partire dalla fede – siamo invitati a imboccare l’altra strada, quella di un amore difficile, con molta fatica.

Ricordare persone, vicende e fatti, è un tuffo nella memoria e nella nostalgia del non vissuto.

Ci sono emozioni, episodi, che non scordi più, impressi nella memoria dell’anima, fotogrammi sbiaditi, cose che sono state divorate dal tempo, sbattute dal rancore, rosicate dalla vita, arse dal nonsenso, ma dentro di te vivono ancora. Capita che all’improvviso, mentre sei in mezzo agli altri, una parola, un gesto, una faccia ti spediscano là, nella casa dell’anima, ti ci perdi inebriato e stordito e da là non vorresti tornare.

Tutte le storie sono storie d’amore. Sono parole di memoria. La memoria come dice Buñuel, racchiude la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita. La memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa siamo nulla.

La nostra storia è una ferita dell’anima da curare solo con la memoria e la cui cicatrice  mi auguro serva a mantenerti  bello, nel senso più vasto della parola, come quel figlio tanto amato che, solo in modo differente, continuerò ad amare.

Non sono stato un padre presente, mio malgrado, non ho potuto esserlo. Mi è stato impedito di dirti quanto ti voglio bene, quanto sei immenso nel mio cuore, quanto il ricordo di te e di ogni tuo piccolo dettaglio riempia ogni giorno la mia vita, quanto io sia orgoglioso e fiero che tu sia mio figlio, quanto avrei voluto prenderti per mano….

Ci sono sempre stato, ci sarò fino all’ultimo giorno della mia vita.

 

 

  • (giorgiomantello.me)
  • What if? (themeatballsdiaries.com)

 


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Il violino


Solo un suonatore di violino può conoscerne l’incanto, il vero canto di una nota.

“Un violino che nell’aria, aleggiava silenzioso. Ordinario, se non fosse per la sua facoltà di incantare, di rendersi speciale, di prendersi gioco della sua apparente normalità.

Un ricciolo finemente lavorato, calamita per lo sguardo, poi un volto che appare di colpo, in mezzo a dei boccoli. Particolari che non noti subito, ma che folgorano, scavano la mente, e fanno buche, che non riempi con semplici pensieri.
La tavola armonica rifletteva la luce in modo particolare. Una luce senza origine, straordinaria, dalle mille sfumature, che rendeva i contorni morbidi e sfumati. E, poi, quelle tre corde tese fino al capotasto. Quelle unichetre corde. Tre corde, sul violino più bello che la mente umana avesse mai concepito.”